





 
GQ Art
- Genova -
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Gli
stracci, la corda e la sabbia entrano come caratteristica sostanza e
come costruttiva memoria nell'ordine creativo di Carlo Sipsz. Le tele
assorbono le trame dei frammenti che le impregnano e le disegnano come
se fosse più importante dichiarare l'anima di una cosa
piuttosto
che l'immagine narrativa della cosa stessa. Scaturiscono
così
paesaggi interiori che trovano nella tela che li accoglie un
consolidato approdo informale.
Sipsz ha da sempre trattato la materia come carne
viva da manipolare,
da incidere e da ostendere: dalle severe sculture in grès e
dalle ceramiche caratterizzate da una scabra espressività
provengono ora questi racconti a rilievo che sollecitano lo sguardo e
provocano il desiderio del tatto.
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Il forte richiamo della terra lo
induce a disegnare profili a contrasto e a rilievo al cui interno si
agitano ricami alveolari e trame scavate in una materia che regala
talora momenti di fuga nella notturna vacuità dello sfondo.
Sono
il prologo o la consolazione percettiva di chi osserva prima di
approdare alla grande struttura in legno caratterizzata da una rigorosa
misura concettuale e dal più trasparente valore simbolico:
nel
cuore di un ideale giroscopio accoglie una pietra, essenziale e libero
reperto del paesaggio di Carlo Sipsz.
Luciano Caprile
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Opere da toccare a occhi chiusi, prima ancora che da guardare.
Superfici su cui far scorrere le dita, per incontrare zone corrugate come antiche cortecce.
Luoghi in cui la geometria, l'ordine, incontra la pelle imprevedibile della natura.
Raramente la ceramica torna in maniera così
impellente al momento in cui è nata, a quell'istante preciso e
definito in cui l'informe si trasforma in qualcosa di ulteriore per
arrivare depurato ai nostri sensi.
E' quello che accade nell'arte di carlo Sipsz, in cui la
storia dell'artefice si mescola senza soluzione di continuità
alle geografie immaginarie dell'artista.
Francesco Dufour |
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